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Hey Dude, catch you on the flip side...Isola con palma
  • May 11 6:12 PM
    I've seen yoursTaza de café pictures!!!
  • May 08 5:37 PM
    CIAO FINALMENT UNA BOLOGNESE- BE
     BLOGPASSA DA ME  KIUAN TI VA O E IN RFACIMETO TI SPETTO KAIN
     
    Perso nella perdizione dell'esistenza,
    ondeggiando nelle strade finite della realtà,
    rinchiuso in una gabbia di colori:
    frequenze illimitate
    sprigionate da una luce non desiderata
    che esplode in supernove di infinita bellezza
    che lacerano l'oblio di un'eterna inesistenza.
    Implosioni infinite di oscurità,
    che vagano nella realtà predefinita,
    uniche amiche invisibili dello specchio
    stanco di osservare riflessi di riflessioni,
    espirate da esseri ignari della folgorante ombra.
    Materialità insopportabile al tatto;
    sensazioni che frantumano i propri recettori,
    che odono, sentono, vedono il male.
    Oh quiete, libertà dell'anima,
    a passeggio col silenzio l'universo si espande
    il quale invano cerca di aprir porte verso il sognato impossibile.
    Ebbene,perso nella perdizione
    della materiale comunicazione;
    il mio spirito è intento ad esprimersi
    ma nessuno è capace di udirlo.
    Image and video hosting by TinyPic
  • May 08 9:26 AM
    Hey Mexicola!!! Grazie x l'add!!! Bellissimo blog!!! I miei complimenti... Animoticon 
  • May 06 3:47 PM
    ciao!hai un blog bello e molto originale..in una sola parola :unico..dove esprimi tutte le tue emozioni.mi ha kolpito molto..e soprattt le tue foto.sono davvero bellissime.Complimenti!baci stefy
  • May 06 12:50 PM
    rieccomi...solo per ringraziarti m credo che il tuo space in quanto ad riginalità abbia decisamente molto da insegnare...io sempliemente cerco di tradurre in parole me stesso, in tutti i miei lati e non so se verrò capito da tutti..certo, io ci provo in un modo tutto mio...cmq mi fa piacere che te sia passata dal mio spaces e che abbia letto la prima puntata...di solito chi passa legge solo l'ultima(a meno che persino questo non lo trovino faticoso o inutile) perciò grazie...spero di vederti spesso tra i commenti delle mie fantomatiche puntate..sempre che siano degne d'esser commentate,ovvio...:-)
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Il colore viola

It's a love cult: Ogni scritto nasce da un pezzo musicale a cui è connesso. Clicca sulle immagini ed entra nel mio mondo. Rigorosamente Viola.
May 07

Atlas

 

10448

 

 

Jane adorava le sue tartarughe. Ogni giorno non poteva fare a meno di accertarsi, quasi maniacalmente, del loro stato di salute. Aveva una teca grossa come un frigorifero vicino al letto. Ne aveva dipinto i vetri di un blu intenso perché le sue amiche si sentissero più a casa. Si era poi sincerata che la temperatura dell'acqua fosse perfetta e che avessero delle piccole isolette di sabbia su cui poter riposare. Jane aveva quattro tartarughe, tre maschi e una femmina. Aveva dato loro strani nomi: i maschi erano stati battezzati con il nome dei mesi in cui erano stati acquistati, Gennaio, Marzo e Giugno. La femmina invece si distingueva dal gruppo per via dell'odore che Jane diceva sentire provenire dal suo guscio. L'aveva così chiamata Atlas, come il detersivo per i piatti.

 

Ogni giorno la mamma di Jane entrava nella sua cameretta, si sedeva sul bordo del letto e le dava un bacio sulla guancia. Era una sveglia piuttosto dolce. Lei, che non amava molto dormire, sbarrava subito gli occhi e, tutte le mattine, urlava: “buongiolno mammina”. Si stropicciava con forza e balzava in piedi sul letto. Con i capelli tutti scombinati era ancora più bella e non smetteva di riportare alla mente alla sua mamma la prima volta che i suoi occhioni si erano affacciati alla vita. Jane sbadigliava come un leone. I suoi dentini ricordavano il becco degli uccelli che aspettano impazienti il cibo nel nido. - “Mamma, yappi!” - “Si cucciolo, ti prendo ma prima vai in bagno a fare la pipì!”. Si metteva a sedere facendo penzolare le graziose e paffute gambe dal letto, troppo alto per la sua piccola statura. Aspettava in questa posizione che la mamma le mettesse le sue scarpette preferite. Voleva mettere solo quelle. Erano dei sandali di vernice verde prato. Quello che doveva renderle irresistibili agli occhi di una bambina di quattro anni doveva essere la coccinella multicolore posta sulla caviglia a suggellarne la chiusura. Pronta per affrontare un nuovo giorno di giochi correva verso il bagno destando l'ennesima reazione di apprensione della mamma. Non si poteva trattenerla, non c'era modo. - “Mamma, ho fatto” Era una bambina molto indipendente, aveva sviluppato da subito un grande senso del pudore e non c'era verso di assisterla mentre faceva i suoi bisognini. Ed era una tragedia convincerla che avrebbe avuto bisogno di farsi lavare dalla mamma o, peggio, dal papà. Così ogni volta bisognava ricordarle che anche lei faceva la stessa cosa con le sue tartarughe. Così solo si convinceva. Quando però le si menzionavano le sue amate chelonie Jane ricordava che avrebbe dovuto lavarle, cambiare loro l'acqua, dare loro del cibo e cominciava a essere impaziente. Se ne stava li a mugolare mentre con il corpo assumeva la posizione dell'atleta che sta per correre la staffetta. Ogni tanto si voltava poi a guardare la mamma chiedendole con gli occhioni languidi di darle il via. Quando accadeva si scatenava un tornado in casa. Sembrava una scena di Tempi moderni di Chaplin. Tutti gli ingranaggi disposti diligentemente a favorire una più veloce ed efficiente detersione e ammodernamento dell'habitat delle testuggini. Gennaio Marzo e Giugno erano piuttosto indifferenti al tutto mentre la reazione di Atlas non era delle migliori. Cominciava a scappare (per quanto una tartaruga possa scappare) da una parte all'altra del contenitore finché, arrivata alla fine, non ci sbatteva contro per poi riprovarci e riprovarci ancora. Nel frattempo Jane era immersa con la testa nella teca già quasi del tutto svuotata dal precedente intervento della mamma. Le braccia della bimba non arrivavano a toccare il fondo. Qui erano posate delle casette di terracotta a forma di fungo costruite in collaborazione artistica con il papà. Ogni volta ne doveva cambiare la disposizione perché credeva che altrimenti le sue amiche si sarebbero annoiate e avrebbero cominciato a star male. Quella mattina però Jane si convinse di dover costruire un villaggio con una piazza perché le sembrava che, così, sempre rinchiusi nei loro gusci,quei dolci animaletti non si aprivano abbastanza alla vita sociale. Una piazza le avrebbe aiutate. Con le manine scavò nella sabbia quel tanto che le permettesse di inserire un posacenere trafugato dalla cucina. Di vetro anch'esso. Poi le venne in mente quale doveva essere l'handicap della sua costruzione. Le tartarughe non uscivano di sera ma se ne stavano rintanate nelle loro case. Pensò che la mamma e il papà almeno una volta a settimana uscivano soli soli di sera. La mamma le aveva detto che lo facevano perché è molto importante per la salute avere una buona rete di rapporti sociali. Perché le sue tartarughe non lo facevano? Avevano forse bisogno di qualcosa di più? Quando faceva delle grandi riflessioni Jane si mordeva le labbra e metteva i piedini a formare un angolo acuto con le punte. Pensa e ripensa trovò una soluzione: Non si può uscire di casa se le strade non sono illuminate. Ecco cosa mancava: la luce. Si ricordò di aver visto nel cassetto della stanza dei genitori un lungo filo di luci come quelli che si usano per addobbare l'albero di Natale. La mamma le metteva spesso sullo specchio del bagno per truccarsi e fare cose da donna. Non fu difficile trovarlo. Lo portò nella sua camera. La mamma era sotto la doccia, la sentiva cantare. S'infilò di nuovo nella teca con entrambe le braccia, posizionò le luci tutte intorno alla piazza. Poi si ricordò di inserire la spina nei tre buchi nel muro, come aveva visto fare alla mamma. Non si accendeva niente. Tornò con le braccia nella teca. Atlas scorrazzava spaventata da un lato all'altro e in uno dei suoi viaggi infruttuosi rimase impigliata nei fili. Jane si sporse di più per cercare di liberarla. Cadde nella teca. Mentre muoveva i fili delle luci queste per un attimo si accesero. Il contenitore per le tartarughe era per un quarto pieno d'acqua. Corto circuito. La mamma di Jane si stava asciugando i capelli e indispettita uscì dal bagno urlando qualcosa al marito ritenuto il responsabile. Nella teca delle tartarughe ora tutta illuminata, giaceva ,con un braccino piegato sul bordo, una bimba dai capelli neri un po' scombinata. Aveva sull'occhio sinistro una testuggine arrostita. Il cordoncino dell'accappatoio cadde sul pavimento lentamente. Si respirava aria di detersivo.

May 01

California one - Youth and beauty brigade

 

California one

 

 

 

- Forse non te ne ricordi oramai ma io ero in macchina e tu stavi dall'altra parte della strada con le tue valigie in mano. Te lo assicuro. Mi guardavi con una faccia da cucciolo, sembrava avessi perso la via di casa e, a pensarci bene, l'avevi persa davvero.

- No, ti sbagli. Eri tu dall'altra parte della strada. Io ero in macchina. Avevo appena parcheggiato, di fronte alla stazione. Ti guardavo, è vero. Ero venuto a riportarti a casa. Eri furiosa, non volevi più vedermi.

- Si che ero furiosa, me lo ricordo. Ma quello che non ricordi tu e che entrambi avevamo perduto qualcosa. Era estate, luglio credo. No, forse agosto. Pioveva quel giorno. Mi domandavo come facessi a camminare con i sandali in tutto quel fango. Pensavo fossi matto ma non per il fango. Ci eravamo conosciuti ad aprile. Bel mese per conoscersi. Anche allora avevi i piedi sporchi di fango. Doveva piacerti portarti dietro un po' di terra. La tua terra.

- Piaceva anche a te il fango una volta. Un giorno, eravamo a piedi nudi, tu mi hai riempito i capelli di terra e io ti ho inseguita per restituirti il favore. Cominciava a piovere e la terra si scioglieva su di noi. Avevi la fronte tutta coperta di melma. Con le dita scrivevo i nostri nomi sulla tua pancia e sul tuo seno. Era fine marzo.

- E tu uscivi con i libri in mano, ti mancava sempre una penna. Avevi i calzini uno diverso dall'altro. Facevamo l'amore. Due, tre volte, ogni pomeriggio e io poi morivo dalla fame e tu mi preparavi sandwich con la banana e il burro d'arachidi. Poi uscivi di nuovo.

- Ti guardavo mentre ti pettinavi i capelli, non ne avevo mai visti di così scuri. Avevi un profumo così antico, mi ricordavi l'Egitto. Eri l' Egitto, la mia Cleopatra.

- Tenevi sempre le valigie sulla porta e il passaporto nel taschino. Portavi strani occhiali. Era fonte di discussione tra noi. Volevi essere bellissimo per me, così non li hai più messi ad un certo punto. Poi...li hai perduti.

- Ho perduto il senso del tempo.

- E il passaporto

- I tuoi capelli diventavano ogni giorno più lucenti. A volte non riuscivo a dormire se non ti sentivo sul mio petto. A volte avrei voluto soffocarti

- E lo hai fatto

- Si. L'ho fatto ma non era agosto, non era aprile.

- Mi tenevi giù sul letto, mi stringevi i polsi contro il legno. Dicembre era nell'aria e i naufraghi già sulle spiagge ma scrivevi di altre donne che volevi possedere a delle cene. Immaginavi di sorprenderle nude nei bagni, a toccarsi.

- Ti tenevo sul letto, sotto di me. Di notte ti sentivo muovere placidamente le gambe e sognavo di possederti ancora. Di non permetterti di respirare.

- E dicevi che eravamo uguali, che avremmo dato strani nomi alle cose. Che non avresti più perso niente.

- Adoravo il tuo nome, lo facevo risuonare nella mia mente ossessionandomene. Avrei voluto riempirti di sabbia e sole e avvolgerti nelle mie montagne.

- Ma non l'hai fatto. Eri dall'altra parte della strada, con le valigie in mano. Stringevi in mano il passaporto. Quello che avevi detto di aver perduto.

- Guardavi altrove, avevi la testa bassa. Mi stavi facendo del male.

- E volevo fartene. E volevo farmene.

- Ti ho lasciato i marshmallows, uno per ogni giorno del mese.

- E per me è rimasto Dicembre, quando si aspettano i naufraghi a riva.

April 25

Stalker

 

   Copyrighted_Image_Reuse_Prohibited_434268

Ogni singola cosa che dici io la registro e poi la riascolto, milioni di volte. Se io sono nell'ombra che ti è accanto tu ci passi affianco ma non mi senti. Ma io sono con te, tutto il tempo. Ti fa paura. Ti vedo percorrere le stesse strade che un giorno erano nostre, sono con te, per tutto il tempo. Dormi in notti senza sogni, ti risvegli in letti sconosciuti e sei nel buio, senza me. Non ti lascerò, ti inseguirò come uno squalo, come un uragano e distruggerò tutte le amicizie che cercherai di stringere, perché sei mia e io sono tuo, lasciami entrare.

Non fingere che non ci sia stato qui tra queste lenzuola che ora riponi nell'armadio, non smettere di amare il cibo che ti preparavo. Continua a stringere le gambe immaginando che io sia li, dentro di te, a possederti ancora. Agisco come un amico, sono sempre alle tue spalle a proteggerti. Sono ciò che non va via, come un segno sul corpo, sono il tuo fiore in bocca, verrai via con me.

 

 

 

Non puoi chiudere gli occhi, è inutile. Sento il vento che cerca di trascinarmi ma io sono attaccato al tuo davanzale, striscio lungo le tue finestre, batto contro i vetri, disegno con le dita infiniti cerchi. Tornerai mia. Puoi ritagliare via il mio volto dalle foto, puoi cancellare il mio nome, esso tornerà più forte e più indelebile di prima. Cambia pure il tuo volto, modifica il tuo modo di parlare, io ti registrerò, per ascoltarti ancora. Sono l'ombra che ti segue nelle tue notti, sono il faro che illumina il tuo cammino, l'acqua che bagna le tue labbra. Posati su di me, fammi entrare, non lasciarmi qui fuori. Per tutto il tempo che vivrai, per quello che cercherai di non vivere, per le ore di buio che vorrai affrontare, sarò qui, come un amico, come una nuova marca sui tuoi pantaloni. Lasciami entrare o lacererò le tue carni a furia di masticare il vuoto. Sono il tuo uragano, quello che ti costringe a rimanere a casa. Sono la pioggia fitta che ti impedisce di camminare, sono il luogo in cui non vorresti mai entrare.

Ogni notte devo partire. Ogni notte devo vestirmi di seta e immaginarmi meno reale. Ogni notte sono sul mio letto da quattro soldi che per l'occasione si trasforma. Il baldacchino si compone di rose fresche e mature. Quando cala la notte sulla città io posso sentire la storia filtrare dalle sua mura, dai suoi ciottoli e non posso che partire. La mia casa ha soffitti alti e pavimento imbarcato. Gli odori che porto sono odori di mercanti e di giullari, di re e di servi.

Ogni notte mi addormento posando le mie palpebre dove il cielo non si vede.

Senti la mia mancanza e pensi di non avermi mai avuto. Senti di perderti dentro i miei occhi, gli stessi che pensi di non aver mai visto. Ti rigiri cercando le mie mani, vuoi dirigerle dove non sono mai state. Sulla porta, nel vapore del tuo bagno caldo, tra la frutta che porti alla bocca, nello schermo del tuo ipod, mi senti risuonare forte. Io sono con te, tutto il tempo. Se questa è una maledizione io non lo so, ma sono morto mille volte e rinato altrettante solo osservandoti nel sonno.

April 18

Blind

 

Copyrighted_Image_Reuse_Prohibited_10472

 

 

 

 

 

 

Un pomeriggio estivo. Due uomini prendono un caffè in un pub al centro di una grande città. Il traffico è intenso, le voci dei passanti si mescolano ai rumori dei piatti che provengono dalla cucina del bar.

 

 

 

 

 

 

 

Eddie: -"E' che dicono che io sia perfezionista, ok, forse è vero. Ma che c'è di male? e poi, aspetta...ti spiego. Eravamo la', uno di fronte all'altra. Occhi negli occhi, tutto perfetto. Al centro della scena. Potevo quasi sentire il respiro degli spettatori, le luci mi riscaldavano piacevolmente il viso, il cuore mi batteva dell'emozione. Ero pronto, ancora una battuta e poi..il bacio finale. Sentivo già le mani che mi tremavano dall'eccitazione e i nervi tesi per esercitare la giusta pressione sulle sue braccia, prenderla e portarla a me. Ok, mi dico, ci siamo. Mi avvicino, le mie labbra sono quasi socchiuse e lei, lei...BONK! Un tonfo così non l'avevo mai sentito, per fortuna avevo gli occhi mezzi aperti altrimenti avrebbe trascinato anche me li sotto. Sento dei lamenti, mi affaccio per assicurarmi che non stessi sognando. A questo punto, devo dirlo, mi sentivo davvero soddisfatto, non avevo perso neppure per un attimo il mio personaggio, mi sentivo lui, mi muovevo come lui e, l'imprevisto mi faceva camminare e pensare ancor più come Dominique. Con passo da giovine signorino francese mi dilettavo nella ricerca di un motivo per rendere l' incidente parte del dramma. Lo sapevo, me lo sentivo, nessuno se ne sarebbe accorto, nessuno averebbe compreso..sarebbe apparsa anzi una genialata...puro realismo. Un volo a mezz'aria, gambe svolazzanti, pizzo e cotone giù dal palcoscenico. Già mi figuravo la faccia di quelli in prima fila...prima un urletto, poi la paura per l'incolumità della donzella e poi lo sguardo fisso su di me. Si, dovevo essere io l'intrepido, l'incredibile attore che salva la scena rendendola un capolavoro. Ed ero pronto: le mani in tasca, un solo attimo di esitazione e poi dal fondo della scena in corsa fino al proscenio, un piccolo balzo in avanti per raggiungerla, tenderle una mano e..."Mi dispiace, sono davvero spiacente" Si alza e fa un inchino al pubblico. Capito che ha fatto quella maledetta stronza? Che avrei dovuto fare, capisci? Ero la, bellissimo, tutto impettito a porgerle la mano del suo amato e lei...lei manda a puttane tutto. Incredibile, ti giuro, avrei voluto spezzarle il collo, mi sono fermato a pensare in quanti modi sarebbe potuta morire. Nel giro di due o tre secondi l'ho vista morta nella vasca da bagno alla Jim e stesa per terra in una pozza di sangue alla Kurt e ti giuro, mi incazzavo anche per averle attribuito due possibile morti così culturalmente accettabili. Ora che ci penso avrei preferito che lei scuotesse un albero pieno di neve e che, malauguratamente due ghiaccioli giganti a forma di cono le cadessero prima in un occhio e poi nell'altro. Le avrei anche detto: "Cosa c'è? Non mi vedi più? Peccato, ti stavo porgendo la battuta, puttana!"

Travis: -"Beh piantala dai, poverina, che ti ha fatto? Si è schiantata per terra, può capitare no? Non sei tu poi quello che dice che bisogna essere comprensivi con le giovani attrici senza esperienza e che è solo essendo pazienti che si può trarre il meglio dalle persone?"

Eddie: -"Io? Non ho mai detto nulla del genere. Che fai adesso ti metti ad inventarti le parole? Queste battute non sono mai state scritte."

Travis: -"Lo so intendevo tu tu, non Dominique. Credo che tu ci stia mettendo un po' troppo di te in lui, non è che arrivi a perdere i confini di ciò che è reale così? Dovresti prenderti una pausa forse. Dai, vieni da me per il weekend. Ci facciamo una grigliata e invitiamo un po' di amici. Tra l'altro c'è un'amica che tenevo a presentarti."

Eddie: -"Hmm va bene, ma che non sia come quella dell'altra volta per favore che non mi si rizza nemmeno con il viagra. Ah...e dille che odio le gonne di pizzo e cotone."

Travis: -"Si, signorino, sarà fatto. Eh comunque questa è carina sul serio. Lo sai...quella volta...!"

Eddie: -"Non ricominciare a raccontarmi quella storia ti prego...ok, è successo, eri ubriaco, hai invitato un travestito alla festa. E' stato un errore, ho capito. Ma cerchiamo di dimenticare..."

Travis: -"Si ma tu ogni volta m'interrompi. Così non saprai mai quello che è veramente accaduto."

Eddie: -"No, no, bastaaa! Ho detto che non voglio sapere cosa ci facevo nel bagno con quella. Anzi no..quello. Insomma...basta!"

Travis: -"Va bene , lo so che può essere...insomma...un po' dura da...digerire."

Eddie: -"Smettila, tra l'altro fai anche delle battute di dubbio gusto, lasciatelo dire..."

Travis: -"Ok, ok ma questa volta è diverso. Stavolta ti tocca fidarti di me. E' una bella, giovane attrice...dicono anche brava. Come piacciono a te. Da allevare insomma... eh eh!"

Eddie: -"Coglione io ci vengo a casa tua ma solo perché è al mare e mi rilassa.

DUE GIORNI DOPO: Una festa nella casa al mare di Travis. C'è odore di carne grigliata. Diversi uomini sono intorno al barbecue. Le donne sono sul bordo piscina. C'è chi nuota. Nella piscina palloni colorati. Eddie ha delle salsicce crude in mano, le taglia e le posa sulla griglia. Si beve vino rosso. Eddie racconta tutto infervorato...

Eddie: -"Eh insomma capite? Questa mi ha rovinato tutta la scena...vi dico che era perfetta. A volte l'improvvisazione poi è la cosa che esce meglio perché sapete non c'è niente di più realistico che la vita reale. E' proprio quando si riesce a portare il privato sulla scena che nasce l'arte. E il pubblico non può che accorgersene."

Si apre una porta scorrevole, Travis esce dalla cucina e richiude la porta dietro di sé.

Travis: -"Eddie, scusa, puoi raggiungermi in cucina un attimo, voglio presentarti una persona..."

Eddie: -"Scusate ragazzi, il dovere mi attende."

Travis prende da parte Eddie

Travis: -"Eddie, ti ricordi "l'incidente" del ragazzo/a dell'altra volta? Eh, in pratica era questa tipa che ti volevo presentare che poi non è venuta e allora...insomma per quello che è successo quel casino. Ma ti giuro io non sapevo che lei...avesse...hai capito."

Eddie: -"Senti, non so come dirtelo. Non è successo niente e voglio solo dimenticarmene ok? Com'è questa piuttosto?"

Travis: -"Eh, sta di la'. Credo sia valsa la pena sai...voglio dire, attendere per una così. Vieni."

Entrano in cucina, c'è una ragazza con una gonna lunga scura, appoggiata ad un ripiano. Si vede solo la sua schiena scoperta e dei lunghi capelli dorati e ondulati..

Travis: -"Eddie, lei è Virginia."

Silenzio. La ragazza si volta e accenna un leggero sorriso. Eddie è impietrito. Poi lentamente si muove verso di lei che sta quasi per parlare. Eddie la sovrasta. Dapprima è calmo poi ferocemente le urla contro...

Eddie: -"Virginia? Ti chiami così? Bene Virginia, devo andare in bagno, vieni con me?"

Travis guarda i due confuso. Non ha il tempo di parlare, Eddie afferra Virginia da un braccio trascinandola via verso il bagno.

Eddie: -"Sai, io e te dobbiamo parlare. Apro il rubinetto della vasca così nessuno ci sente ok? Ah, comunque...bella gonna."

Virginia: -"Guarda Eddie, mi hanno detto che te la sei presa ma io non potevo immaginare che tu.."

La ragazza indietreggia, prova a giustificarsi con un atteggiamento da gatta.

Eddie: -"Che io cosa?"

Virginia: -"Si, ma era solo una prova..."

Eddie: -"Solo una prova? Lo sai da quanto tempo studio per questo ruolo? E tu almeno, l'hai letto tutto il copione?"

Virginia: -"Ehm, era la prima prova Eddie..."

Eddie: -"Bene, allora non sai come finisce...Dominique e Clara...loro si amano ma lui, lui...è ossessionato da lei...e dal suo corpo...nell'acqua, di come il suo corpo galleggia, nell'acqua."

Virginia: -"Ehm Eddie, si...lo proveremo dai, ma adesso..siamo ad una festa."

Eddie: -"Si, hai ragione. Dobbiamo divertirci. Vieni qua, usciamo."

Mentre lei fa per avvicinarsi alla porta Eddie le afferra con una mano i polsi e con l'altra le blocca il respiro...fuori si sente vociare...Travis ha smesso di chiedersi cosa stiano facendo...La ragazza si muove furiosamente ma la presa è forte, sviene. Eddie alza il corpo e lo ripone nella vasca che si riempie piano. Il pizzo e il cotone della gonna si fanno sempre più pesanti. Il corpo comincia a galleggiare. Eddie osserva la scena e soddisfatto si avvicina alla porta ci si appoggia. Quando l'acqua sta quasi per sbordare le si avvicina e le prende la testa tra le mani, le blocca nuovamente il respiro e la spinge giù. La ragazza rinviene e si dimena nell'acqua...

Travis: -"Virginia? Eddie? Tutto bene? Che sta succedendo lì?"

Il vociare della festa si spegne, si sente solo l'acqua che scorre e le urla di Travis.

Travis: -"Eddie, aprimi ok? adesso devi aprirmi, non fare il cazzone."

Silenzio, dell'acqua fuoriesce dall'altra parte della porta.

Travis: -"Eddie adesso entro capito, aprimi o la sfondo questa cazzo di porta."

Eddie ridacchia, è appena percettibile, sembra quasi un lamento. Pausa. Travis scardina la porta e entra in bagno. Vede Eddie chinato sul corpo che ancora si dimena. Un pugno, un altro. Eddie è a terra ma si rialza furibondo e cerca ancora di prendere Virginia. In due si avvicinano e lo trascinano via. Le sirene della polizia sono in avvicinamento. Travis chiude i rubinetti, prende in braccio la ragazza. Due ragazze si avvicinano a porgere un accappatoio, la coprono. Mentre portano via Eddie lui ancora...calmo, sorridendo...

Eddie: -"Ho scelto Jim alla fine."

February 20

Nude

 

Copyrighted_Image_Reuse_Prohibited_642845

 

Ti piacciono le cose morbide.

Lo vedo da come cammini, da come ti muovi. C'é qualcosa in te, non so come spiegarlo..c'è qualcosa che lascia intendere che a te piacciano le cose morbide. Non sei il tipo che usa le sue grandi idee come fossero lame affilate ma come chi gonfia palloncini colorati solo per sentirne il suono. Non ti conosco, non voglio conoscerti, ma dimmi: "ti piacciono le cose morbide?" Se è così allora stanotte probabilmente sarai a casa, dipingerai te stesso di bianco. Cercherai di riempirti di frastuono, sperando che nessuno ti veda. Non avere paura, è solo aria. Piano permetti che essa entri nella pancia, a gonfiarla.

 

 

 

 

E'qui che puoi sentire, ne hai la consapevolezza. Non ti basta respirare, hai bisogno. E il bisogno ti rende terribilmente infelice. Quando porti il bordino di plastica alla bocca e ne senti l'odore, quell'aria che brucia la pancia, la gola, le narici, esplode. Dentro.

Ti piace creare qualcosa di morbido. Ti piace sentire che un po di te é in un altro e sei tu che lo controlli. Sembra più semplice, a volte. Ma adesso che lo puoi avere ti accorgi che non l'hai già più e adesso che puoi sentirlo, forte dentro di te, è già andato oltre, fuori. La sporcizia dei tuoi pensieri quando lei ti sta davanti si fa sempre più pressante, senti l'esigenza di voler gestire ciò che non ti è dato. Il pensiero di poter avere le sue natiche, i suoi seni, stretti nelle tue mani, così morbidi... ti mostra quello che sei. Sai di essere Nudo. Te ne puoi stare disteso con le mani intrecciate alla nuca, le ginocchia alte a sentire il peso del respiro impossessarsi di te. Il bianco di cui ti dipingi non può coprire nulla, sei nudo e lo vedi, lo vedono. Puoi farti invitare e partecipare al suo gioco malato, puoi far finta di non aver ricevuto l'invito e continuare a pensare di essere vestito ma è notte. Le finestre si aprono. E' il vento ed è l'estate che entra striasciando  e ti prende.

Le orecchie ti fanno male, il frastuono di cui ti riempi, tutto svanisce. Il sibilare del vento è insopportabile. Sciogli le tue mani, ti alzi spalancando le braccia, non vuoi sentirlo ma porti la testa all'indietro. Abbandoni il tuo corpo come se ci fosse un altro dentro di te. Sembra più semplice a volte. E poi, quando gli occhi smettono di voler vedere allora ti socchiudi come il lembo di un palloncino. Guardati, volteggi furiosamente. E' solo aria ed è tutto quello di cui hai bisogno ma continui a cercare qualcosa che sia altro da te. Lo vedo da come le tue mani sono tese, dalle tue gambe piantate a terra. Pensi che se accanto a te ci fosse un corpo, nudo, da proteggere, se nelle tue mani potesse ogni tanto perdersi il profumo di un altro, allora l'aria non sarebbe così pesante. Lo vedo dalle foto di te che amo tanto. Ti vedo nel velluto dei tuoi sogni e vorrei che fosse finzione. Vorresti che non le avessimo mai scattate. Vorresti che i fili d'erba che ci accoglievano mutassero in aghi.

Ci sono cose morbide che feriscono, ci sono aghi che penetrano come fossero gocce di miele...in gola. Senza lasciare traccia tu, evadi. Se puoi ti copri di quello che non hai. Se puoi ti denudi delle tue viscere. So che mi vedi quando sono nuda. So che le mie tende non sono abbastanza spesse per contenere il mio corpo. Ciocche di capelli, lunghi, scuri, si impigliano nelle pagine dei tuoi libri, sono troppi... Rinascono ogni notte sul mio tappeto nuovo, mai abbastanza morbido per te. Così, ascolta. Ho pensato che posso aiutarti. Ridammi i miei capelli, rendimi tutta la seta che ti ho regalato. E' solo aria, ridammela. Perché tutto quello di cui ho bisogno è di un palloncino colorato da gonfiare.

Mi piacciono... le cose morbide.

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Updated 2/12/2008
Updated 5/11/2008
Per spegnere e/o accendere il cervello!